Posted on Lascia un commento

YES – FRAGILE

“Fragile” è il primo album degli Yes che ho comprato, e non me ne dimenticherò mai, perché mi ha fatto innamorare del gruppo. La prima pubblicazione risale all’ormai lontano 1972, e presenta una variegata tracklist, dove non manca proprio nulla, e ogni componente si sbizzarisce in splendide sperimantazioni.

A partire già dalla mitica Roundabout, brano ormai storico della band. In esso chitarra, basso e tastiere si fondono in maniera pressoché perfetta e danno vita a un brano veramente piacevole da ascoltare, per più di 8 minuti. Seguono due brevi brani: Cans and Brahms (adattamento dalla 4^ sinfonia in Mi minore) e We Have Heaven, dove tutte le voci che sentiamo sono sovrapposizioni del cantante Jon Anderson (al primo ascolto non capivo molto bene che razza di brano fosse…). Poi un brano di nuovo più lungo, South Side Of The Sky, con un ottimo intermezzo. Il quinto brano (Five per cent for nothing) è il più incomprensibile di tutti, brevissimo e con uno strano accozzamento di suoni (con un controtempo spaventoso da parte del batterista). Abbiamo poi Long Distance Runaround, altro splendido pezzo che ha come seguito la sperimentazione The fish (Schindleria Praematurus) del bassista Chris Squire (in tutto il brano ogni riff e/o melodia è prodotto dal suono della chitarra basso). L’ottavo brano è uno di quelli che preferisco, ed è Mood for a day, assolo di chitarra classica da parte di Steve Howe. Veramente toccante. L’album si conclude con ultimo grande pezzo, Heart of the sunrise, con un’ottima prova vocale di Anderson.
Purtroppo la mia versione dell’album contiene due bonus track di cui non sentivo affatto l’esigenza, ovvero America e un’altra versione di Roundabout. Se possedete la versione più vecchia, il vostro album si concluderà splendidamente.

www.debaser.it/yes/fragile/recensione-paloz

Ultimo, ma non ultimo, troviamo sempre degli ottimi disegni, sia in copertina che nel booklet (il mio preferito sotto questo aspetto è però “Relayer”).

Trovo che questo album sia il modo migliore per avvicinarsi al gruppo, perché mette in mostra le ottime capacità della band e non presenta dei brani troppo lunghi, che al primo ascolto forse annoierebbero.

Se questa esperienza positiva, passerete senza indugio a “Close to the Edge” e al già citato “Relayer”.

www.debaser.it/yes/fragile/recensione-paloz